Giovanni Napoleone Pellis. Ciconicco, Fagagna 1888 – Valbruna 1962. Il viatico in montagna (accompagnamento del viatico), 1921-22. Olio su tela, cm 178 x 336. Casa Cavazzini, Udine
Promossa dal Comune di Conegliano e da Civita Tre Venezie, con la partecipazione della Regione del Veneto e con il patrocinio della Fondazione Cortina 2021, Il racconto della montagna nella pittura tra ‘800 e ‘900 è il terzo appuntamento del ciclo dedicato al paesaggio nella pittura veneta tra XIX e XX secolo a Palazzo Sarcinelli. Curata da Giandomenico Romanelli e Franca Lugato, l’esposizione è volta ad approfondire il tema della montagna, che si presenta in forma significativa nella pittura italiana di veduta già a partire dalla metà dell’Ottocento, acquistando una sempre più decisa caratterizzazione tra la fine del secolo e i primi decenni del successivo, grazie anche alle esplorazioni scientifiche e alla conquista delle più alte cime.

 

Accanto alle opere di celebri autori italiani e stranieri che hanno frequentato principalmente le Dolomiti, da Ciardi a Compton, da Sartorelli a Pellis, da Wolf Ferrari a Chitarin provenienti da diverse collezioni private e pubbliche tra le quali l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia, la Casa Cavazzini-Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Udine, la Moderna Galleria di Zagabria, i visitatori potranno (ri)scoprire anche i paesaggi alpini di artisti meno noti. Oltre ai dipinti, la rassegna presenta una selezione di pubblicistica, cartografia, volumi, stampe, a testimonianza della fortuna e del crescente richiamo che il tema assume nella seconda metà dell’Ottocento. Oltre che importante meta turistica, in linea con una tendenza diffusa in altri paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna, la montagna ha rappresentato, infatti, un segno identitario dell’Italia e del suo patrimonio culturale, parallelamente al compimento dell’unità nazionale.


In questo contesto le Dolomiti costituiscono un assoluto protagonista grazie alle loro possibilità formali e cromatiche. Il primo libro dedicato alla loro esplorazione, The Dolomite Mountains, pubblicato nel 1864, scritto e illustrato da due viaggiatori britannici, Josiah Gilbert (naturalista e botanico) e George Cheetham Churchill (disegno e acquarello), apre il percorso espositivo. Non manca anche l’imprescindibile riferimento alla costituzione del CAI, il Club Alpino Italiano fondato ufficialmente il 23 ottobre del 1863 da Quintino Sella nel Castello del Valentino a Torino, dopo il quale furono aperte sedi anche in altre città italiane.

Tanti e diversi i modi di rappresentare, guardare e “sentire” la montagna, dal realismo e naturalismo di Edward Theodore Compton (1849-1921), Guglielmo Ciardi (1842-1917), Giovanni Salviati (1881-1951), al simbolismo e intimismo di Francesco Sartorelli (1856-1939), Traiano Chitarin (1864-1935), Teodoro Wolf Ferrari (1878-1945), Carlo Costantino Tagliabue (1880-1960), Millo Bortoluzzi (1905-1995), Marco Davanzo (1872-1955), Giovanni Napoleone Pellis (1888-1962), che sperimentano l’effetto luminoso e cangiante delle cime innevate tra il Veneto e il Friuli. Un elemento di novità si registra con le opere raffiguranti il Carso: scenografiche grotte, fiumi sotterranei, stalattiti, profonde acque increspate sono il soggetto di una serie incredibile e poco nota di Ugo Flumiani (1876-1938). Un effetto di silenziosa sospensione trapela, invece, dalle tele del bosnìaco-erzegòvino Gabril Jurkić (1886-1974), che attribuisce nuovi valori simbolici e mistici al paesaggio alpino oltre il confine italiano.

 


La selezione di manifesti della collezione Salce dei primi decenni del Novecento arricchisce il racconto con la pubblicità degli sport invernali. Il racconto della montagna si sviluppa anche attraverso inediti approfondimenti dedicati a personalità e temi meno noti. Tra questi emerge in particolare la figura della trevigiana Irene Pigatti (1859-1937), una delle prime e più importanti alpiniste italiane operanti in ambito dolomitico con una vita decisamente anticonvenzionale per i tempi: un'ambiziosa "collezionista" di cime, legata certamente a una concezione pionieristica dell'alpinismo, ma che rivolge l'attenzione anche al record femminile.

Un’ulteriore curiosità è la sezione dedicata a Napoleone Cozzi (1867-1916), uno dei primi interpreti dell'alpinismo senza guida nelle Dolomiti e precursore dell'arrampicata sportiva a Trieste. Vengono esposti al pubblico i suoi preziosi e poco conosciuti taccuini, conservati nell’Archivio della Società Alpina delle Giulie di Trieste, che riproducono con delicati acquerelli le alte vie percorse nel corso delle esplorazioni.

 

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